Gli anfibi e la cura
date » 04-04-2025 17:06
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Ci sono esperienze tristi che, a volte, hanno bisogno di molto tempo per essere trasformate. Poi, un giorno, inizi ad amarle.
Al nono mese di servizio militare presso il 1° Autoreparto Misto di Manovra a Torino, la routine della caserma era ormai parte della mia quotidianità: sveglie all'alba, lavoro, turni di guardia e amicizie nate nelle difficoltà. La vita militare seguiva un ordine rigido e prevedibile, ma mi insegnò una lezione fondamentale: non vince chi fugge ai doveri, ma chi riesce a dare valore a ogni gesto, anche il più sgradito, affrontandolo con lo stesso impegno delle cose che ama fare.
Non potevo immaginare che tutto sarebbe cambiato nel giro di poche ore.
Un breve ricovero presso l'ospedale militare per un malessere apparentemente trascurabile si rivelò il punto di svolta. Durante una visita di routine, per puro caso, i medici diagnosticarono la presenza di una massa non identificata all'interno del cranio. Non comprendevo bene la gravità della situazione, ma la rapidità con cui si mossero fu un chiaro segnale: il mio servizio era finito. Nel giro di pochissimo fui congedato con effetto immediato.
Ritornai in caserma accompagnato da un ufficiale, ma ad accogliermi trovai solo il silenzio. Era domenica e il reparto era praticamente deserto, con la maggior parte dei miei commilitoni in libera uscita o in licenza. Speravo almeno di poterli salutare, ma la risposta fu netta: dovevo lasciare subito la caserma. Nessun addio, nessun abbraccio, solo il peso improvviso di una separazione forzata e il vuoto di un congedo che sapeva di esilio.
Entrai nella mia camerata e mi trovai di fronte al mio armadietto. Nove mesi di vita militare si riflettevano in quegli spazi angusti: vestiti piegati con precisione maniacale, fotografie incollate all’interno delle ante, oggetti personali che raccontavano chi ero. Tra le cose a cui ero più affezionato c’erano gli anfibi, quelli classici da fanteria: li avevo sempre curati con meticolosità, tanto che anche durante la grande nevicata del 1986 ero stato uno dei pochi a camminare con i piedi sempre asciutti. Erano il simbolo della mia resistenza, della mia adattabilità, dell’uomo che stavo diventando. Ero deciso a portarli via con me, quasi fossero un trofeo di quei mesi trascorsi in divisa, testimoni silenziosi di un’esperienza che, nel bene e nel male, mi aveva cambiato per sempre.
Trovai allo spaccio l’addetto al magazzino, un mio amico, che, facendo un'eccezione al regolamento, invece di ritirare tutto l’equipaggiamento mi consentì di tenere qualcosa. Il problema era che disponevo di una sola valigia, neppure tanto grande. Fossi stato vicino al congedo mi sarei chiaramente organizzato, magari facendo più viaggi, ora invece avevo un’unica possibilità.
Buttai via la roba inutile, qualcosa regalai, ma presto la situazione divenne chiara: nella valigia gli anfibi non ci stavano. Riuscii a stento a infilare dentro la giacca della mimetica, quella con le taschine sulle spalle fuori ordinanza.
Chiusi l'armadietto per l'ultima volta, con un nodo in gola. Avevo iniziato il servizio da soldato e ora, con un foglio in mano e un peso sul cuore, tornavo a essere un civile. Lasciare la caserma in quelle circostanze fu come svegliarsi da un sogno confuso e ritrovarsi di colpo in una realtà che non ero pronto ad affrontare.
Fuori, la città scorreva indifferente. Torino mi sembrava più grande, più fredda, più distante. Avevo perso qualcosa, ma ancora non sapevo esattamente cosa.
Dopo numerosi esami, i medici confermarono con stupore la diagnosi iniziale: una massa tumorale, individuata in un punto delicato grazie a una semplice radiografia. Seguì un lunghissimo periodo di cure, con disagi psicologici dovuti all'alterazione delle funzioni ormonali. Nel tempo, però, la massa si ridusse, permettendo alla ipofisi, o ghiandola pituitaria, di riprendere la sua normale funzione quale “direttore d’orchestra” dell’organismo.
Oggi, a sessant’anni, ho i livelli di GH di un trentenne. Pratico corsa in montagna, pesistica e trekking. Conduco una vita sociale stimolante e arricchente, mi nutro di cibo sano senza particolari privazioni e mantengo sempre un atteggiamento mentale positivo. Certo diverse cose nella mia vita sono arrivate con un certo ritardo, ma sono comunque arrivate, portando pure qualche vantaggio alla mia età anagrafica. Il prezzo da pagare è stato comunque piuttosto alto.
Una disavventura finita bene, benché abbia rappresentato forse il capitolo più complesso della mia vita. Un ricordo triste, ma ricco di tenerezza e amore per l’uomo che sono diventato ❤️